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La vita è Dono

Archivio mostre > 2013

La Vita è Dono
"Vadano per elemosina confidentemente"
Da la Regola di San Francesco d’Assisi

DAL 23 MARZO ALL’ 7 LUGLIO 2013


Mette l’accento sui valori di solidarietà e di compassione, di generosità e di attenzione ai bisogni del prossimo la mostra "La vita è dono" attualmente allestita presso il Museo dei  Beni Culturali Cappuccini di Genova.
In questo tempo di crisi non solo economica ma soprattutto morale l’intenzione della Provincia Cappuccina è di presentare al visitatore le testimonianze di una pratica che ha caratterizzato nei secoli l’ordine dei Frati Cappuccini secondo la stessa regola di S. Francesco: la questua.
"E come pellegrini e forestieri in questo mondo, servendo il Signore in povertà ed umiltà, vadano per l'elemosina con fiducia" (Regola di S. Francesco Cap. 6).  
I fratelli questuanti chiedevano aiuto, sollecitando chi possedeva a condividere con gioia il superfluo per contribuire al miglioramento sociale.
Come ha sottolineato il Ministro Provinciale fr. Giampiero Gambaro in occasione dell’inaugurazione della mostra lo scorso  22 marzo 2013 " tra l’assistenzialismo e il capitalismo esiste una via di mezzo, che ha più "anima" dei due precedenti: "è la cultura del dono, di cui i frati cappuccini - che forse in questo secolo difficile possono umilmente definirsi come nani su spalle di giganti – sono sempre stati comunque, adesso come allora, attenti testimoni!"
Una cultura del dare che si concretizza ancora oggi  nel continuo lavoro di evangelizzazione e di missione,  nel sostegno ai malati, alle famiglie in difficoltà, ai poveri sempre più numerosi , ai giovani , un compito cui i Frati Cappuccini non si sottraggono anzi rispondono con atteggiamento umile, sereno e gioioso, predicando il buon esempio come raccomanda  San Francesco ... "siano miti pacifici e modesti, mansueti ed umili, parlando onestamente con tutti, così come conviene".
In questa mostra il visitatore può dunque conoscere  la vita di un frate questuante non solo attraverso i dipinti di Bernardo Strozzi che raffigurano il Beato Felice di Cantalice - di cui ricorrono i 300 anni dalla canonizzazione - ma anche dagli oggetti che facevano parte del suo operare quotidiano, dalla fiaschetta per l’acqua alla tabacchiera, dalle elemosiniere alle sporte, vere e proprie curiosità da amatore e da collezionista che si trasformano, come scrive Antonio Sala nel catalogo, in spunti di riflessione "sull’importanza comunque di avere una speranza, un interlocutore per i propri desideri, sulla necessità dell’uomo di aver un riscontro nella propria vita che quello che fa o subisce non sia vano".

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