Bernardo| Strozzi
La Vergine porge il Bambino al beato Felice da Cantalice
Il primo ottobre 1625 Felice
de' Porri (1515-1587), nato a Cantalice, venne dichiarato beato da papa Urbano
VIII, riconoscendo un culto che di fatto si era diffuso dopo la morte del
frate. I festeggiamenti per il primo membro dell'ordine cappuccino salito agli
onori degli altari portarono alla messa a punto e divulgazione di
un'iconografia che privilegiò alcuni aspetti della vita del frate: il ruolo di
questuante, i miracoli operati e la visione della Vergine e il Bambino.
Quest'ultima immagine, rispondente alle istanze della chiesa romana seicentesca
dove si privilegiava la narrazione dell'esperienza mistica dei santi, si
affermò rapidamente come l'effige destinata agli altari per l'adorazione dei
devoti e dei frati stessi. L'iconografia ideata nel dipinto monocromo dalla
bottega di Bernardo Strozzi, anch'egli frate cappuccino, mostra Felice
nell'episodio principale della sua esistenza, diffuso attraverso le biografie e
i racconti popolari, che lo ritrae mentre assiste al privilegio dell'epifania
del sacro, esprimendo inoltre in maniera immediata ed efficace due cardini
della devozione dell'Ordine: il culto della Vergine e l'unione con Cristo.
Il racconto pittorico si
caratterizza per una semplicità dell'impaginato, in accordo con la spiritualità
cappuccina volta alla popolazione più semplice, ed entro una composizione
organizzata su tre piani sono ritratti gli attori della vicenda. In primo piano,
con una particolare preminenza visiva, sono posizionati gli attributi
dell'umile frate questuante la borraccia, le sacche e un bastone, restituiti in
maniera realistica contribuendo così a creare un'ambientazione consueta della
quotidianità cappuccina. Il tema del dipinto è quindi posto nel piano
intermedio dove, in una sorta di tempo sospeso, avviene l'incontro mistico che
si fa esperienza tattile: la Vergine consegna tra le braccia del frate
cappuccino Gesù Bambino, mentre nello sfondo in penombra frate Lupo assiste
all'evento miracoloso.
Questo dipinto a grisaille può
essere ascritto entro la pratica operativa dello Strozzi, il quale era solito
elaborare dei bozzetti e dei modelli a monocromo, come attesta l'inventario
della sua bottega. Tali manufatti pittorici erano quindi pensati come fasi di
studio per la messa a punto del rapporto chiaroscurale e della composizione
oppure per essere sottoposti all'approvazione della committenza. Lo stesso
soggetto è stato infatti trasposto dal pittore in una pala d'altare per la
principale chiesa genovese cappuccina, intitolata alla Santissima Concezione;
la destinazione del quadro per uno spazio pubblico induce l'artista, forse su
indicazione dei superiori, ad apportare delle modifiche significative rispetto
l'opera a monocromo: Strozzi rende così più solenne la figura della Vergine
velandole il capo, sottolinea nel dettaglio del cordone con i tre nodi del saio
di Felice i voti -obbedienza, povertà e castità- abbracciati dai membri della
famiglia cappuccina e inserisce due angioletti appoggiati su una nube a
mezz'aria che assistono all'unione del frate con il sacro.